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Che tutte le piante abbiano delle proprietà utili per curare alcune malattie negli animali e nell’uomo lo sapevamo. Ma sapevi che l’Acacia ha proprietà antitumorali?

La scoperta è dei ricercatori dell’Università di Monastir in Tunisia che hanno testato le proprietà di tre diverse formulazioni dell’estratto di Acacia salicina in tre diverse formulazioni.

La ricerca è stata pubblicata su BMC Complementary and Alternative Medicine ed oltre ad aver riconfermato le potentissime proprietà antiossidanti hanno anche confermato che proprio queste riescono a proteggere il DNA da danni e mutazioni.

In pratica l’Acacia si è dimostrata pericolosissima per cinque batteri diversi come: Stafilococco aureus, Escherichia faecalis, Escherichia coli, Salmonella enteritidis e Salmonella typhimurium. Ma non è tutto: l’acacia riesce anche a ridurre le mutazioni causate da agenti chimici e proteggono dall’ossidazione e dall’azione dei radicali liberi.

In pratica l’Acacia potrebbe diventare il medicinale del futuro. Si tratta di una fonte importante di composti con attività antimutagene e antiossidanti, anti-radicaliche, antimicrobiche e anti-mutageniche e questo può servire per lo sviluppo di sostanze chemiopreventive.

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Quando si parla di depressione, molto spesso tale termine non viene compreso nella sua completa valenza, che implica il fatto di tenere in conto numerosi fattori medici, chiamando in causa diversi fattori.

Cosa è a livello clinico la depressione?
Clinicamente la depressione è una patologia dell’umore, caratterizzata da precisi sintomi somatici e comportamentali, riscontrabili nei soggetti che ne soffrono.

Quali sono questi sintomi?
Una situazione di disturbo depressivo può essere collegata a diversi sintomi. Vediamo quali sono quelli più comuni:

•    Visione pessimistica degli eventi generali
•    Ansietà
•    Disturbi della sfera sessuale
•    Tendenza all’irritabilità
•    Alterazione dell’equilibrio sonno/veglia

Oltre a questi segnali, la depressione è legata anche a particolari fattori predittivi, che rendono alcuni soggetti più predisposti all’insorgenza del disturbo.
Alcuni di questi si manifestano fin dall’età infantile, e possono essere legati al temperamento (p.e. bambini timidi o inibiti nella conoscenza di nuove situazioni, oppure bambini iperattivi e con difficoltà a controllare le proprie manifestazioni emotive).
Il disturbo depressivo è legato anche ad altre patologie, quali gli stati di nevrosi, le malattie del sistema nervoso centrale (p.e. il morbo di Parkinson), l’anemia e l’ipovitaminosi.

Un’altra classe di fattori molto importante è quella legata all’abuso di sostanze stupefacenti e agli eventi stressanti sia a livello psicologico (incidenti, lutti), sia a livello fisico e ormonale (il parto).

Fattori chimici e biologici

I fattori chimici e biologici che entrano in gioco nei casi di depressione sono legati all’equilibrio della biochimica cerebrale, che presenta variazioni a seconda delle stagioni e delle condizioni climatiche.

Ereditarietà della depressione

In letteratura medica si è parlato moltissimo dell’ereditarietà della depressione. Sono stati effettuati vari studi sui gemelli monozigoti, che hanno portato in luce come gli stati depressivi hanno probabilità di essere trasmessi a livello familiare, sia a livello ambientale (studi su soggetti adottati).

Trattamento

La depressione può essere trattata sia a livello farmacologico, con diversi tipi di presidi, oppure a livello psicoterapico, con forme di intervento che vanno dalla terapia comportamentale, a quella familiare o ad altri percorsi di gruppo.

Anche gli approcci alternativi stanno ritagliandosi un ruolo di spicco nella cura del disturbo depressivo: la medicina naturale soprattutto, basandosi sul concetto di “olismo” (l’essere umano come insieme inscindibile di diverse parti che devono rimanere sane per cooperare tra loro), sta mettendo a punto diversi modi di affrontare o prevenire la depressione.

Uno di questi è la ricerca di rimedi provenienti dal mondo delle piante: tra questi possiamo citare alcuni esempi di frutta secca (in particolare le arachidi), che sono molto ricchi di triptofano, un amminoacido che riveste un ruolo molto importante nella prevenzione dei disturbi umorali in corrispondenza dei cambi di stagione.

La scelta della cura migliore per la depressione spetta alla singola persona, dal momento che, quando si parla di psicologia, si vanno a toccare delle corde molto intime. Il passo decisivo è però costituito dal riconoscimento del malessere, e dalla consapevolezza di dover riprendere in mano degli aspetti della propria vita.

scritto da benesserepost on salute

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L’influenza 2012, cioè lo specifico virus di questo nuovo anno, è arrivata. Proprio in questo periodo dell’anno, bisogna fare particolare attenzione ai virus influenzali che infettano soprattutto i bambini, categoria più esposta al contagio virale dell’influenza. Per i neonati entro i sei mesi di vita, bisogna tener presente che non è possibile somministrare alcun vaccino anti-influenzale per cui le cure, in caso di influenza o stato febbrile, diventano esclusivamente a base di antibiotici ai dosaggi consigliati dal proprio pediatra di fiducia.

Del resto sono proprio i neonati ad essere meno a rischio dato che nel latte materno sono presenti una serie di anticorpi materni che proteggono il bambino dalle infezioni. Il sistema immunitario di un neonato, infatti, non è maturo per produrre da sè gli anticorpi contro virus e batteri.

Le prime infezioni virali iniziano a manifestarsi quando inizia lo svezzamento e il piccolo incomincia a formare anticorpi propri e soprattutto inizia ad esplorare il mondo che lo circonda. Dai primi anni di vita in poi, con le scuole e i luoghi pubblici di aggregazione e con il contatto continuo e ravvicinato con altri bambini, è necessario prendersi cura del proprio bambino partendo proprio dalla prevenzione.

Con i nuovissimi vaccini in commercio, specifici per i bambini al di sotto dei dieci anni, le infezioni risultano essere molto più lievi e meno pericolose. Inoltre con una prevenzione totale e localmente sviluppata, si potrebbe evitare di incorrere in pesanti e difficili epidemie che si creano solitamente nei luoghi scolastici.

Proprio dal 2012 arriverà in commercio una grandissima novità per tutti i bambini: un nuovo vaccino, il Laiv, che verrà somministrato ai bambini per via nasale. Insomma, niente più terribili e traumatiche punture per i più piccoli! Presto disponibile su larga scala, potrà essere somministrato ai bambini a partire dal secondo anno di età.

Esistono poi in commercio ulteriori prodotti definiti immunostimolanti, che stimolano il sistema immunitario e quindi aumentano le difese immunitarie del bambino. Questi prodotti vanno utilizzati preventivamente, nei periodi autunnali, così che la difesa immunitaria sia attiva per combattere eventuali infezioni. Ovviamente le mamme non devono solo affidarsi ai ritrovati della scienza contemporanea, seppur siano eccezionali e importanti da usare. E’ giusto che una mamma si prenda cura del proprio bambino nei mesi invernali cercando di prevenire quelle situazioni in cui è più facile per un bambino ammalarsi.

Con il freddo in arrivo è necessario che i bambini siano ben coperti, molto più degli adulti. In particolar modo, orecchie e gola, devono essere salvaguardati perchè sono organi più sensibili agli sbalzi di temperatura e quindi principali sedi di infezioni.

E’ altresì importante non creare eccessivi sbalzi di temperatura tra l’ambiente domestico e l’esterno, non coprendo eccessivamente il bambino dentro le mura domestiche. In caso di infezione virale in un ambiente domestico, è altresì necessario aerare il locale per non permettere la trasmissione del virus attraverso le vie respiratorie.

Dopo aver parlato delle precauzioni e delle cure necessarie ad evitare le infezioni stagionali nei più piccoli, non dimentichiamo però che l’organismo umano deve formare i propri anticorpi in maniera naturale come risposta anche ad attacchi virali esterni, così da crescere pian piano come la natura umana richiede.

scritto da benesserepost on fitness

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Un mito comune è quello di credere che lo sport (soprattutto a livello agonistico) sia solo e esclusivamente tecnica e che non devono essere curate anche l’autostima e le motivazioni di un atleta. Sin dall’antichità, sin dai primi Giochi Olimpici di Atene, era parso chiaro che la mente giocasse un ruolo importante nelle attività sportive.

La psicologia dello sport è oggi a tutti gli effetti uno strumento importante per gli atleti, che differisce dalla psicologia clinica e dalla psicanalisi per i suoi metodi e i suoi fini: si tratta di una psicologia dell’azione volta non a ricercare una psicopatologia quanto piuttosto a comprendere a fondo l’atleta e la sua preparazione sportiva.

Si tratta dunque di una disciplina che ha come obiettivo quello di analizzare lo stato d’animo, le caratteristiche mentali, le strategie e il coraggio dell’atleta.

Lavorando su questi elementi è possibile, infatti, migliorare i propri risultati: imparando a comprendere le proprie emozioni e allenandosi a gestirle, controllando i disturbi alimentari specifici dello sport, demolendo le psicopatologie che per lo più coinvolgono gli atleti (come l’ansia da prestazione e la sindrome da campione) e affrontando in modo positivo (e da un punto di vista mentale) il dolore e la guarigione in caso di infortuni.

Chiunque voglia dedicarsi allo sport in termini agonistici deve sapere che la componente psicologica ha la stessa importanza di quella fisica.

Non ha nessun senso, dunque, allenare il corpo, con esercizi massacranti, se non si allena anche la mente, dedicando tempo e cura all’incremento della concentrazione, all’importanza della motivazione e dell’autostima dell’atleta e alla corretta formulazione degli obiettivi individuali e di squadra. Sono questi i requisiti necessari per far sì che un atleta diventi un campione.